“Il Figlio Prodigo” di Giovan Francesco Barbieri detto Il Guercino

Ripubblichiamo qui di seguito un articolo apparso sul sito http://www.girodivite.it/ in data 04/06/2013, autore Orazio Leotta. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.

John R. D’Orazio (13/08/2016)


“Il Figliol Prodigo” è un’opera ad olio su tela di Giovan Francesco Barbieri (detto “Guercino”) del 1627-1628, custodita presso la Galleria Borghese in Roma.
Il tema del figliol prodigo era particolarmente caro al Guercino che lo riprese più volte e sempre nello stesso momento della storia, quando cioè il figlio si sta liberando delle vesti da porcaro per indossare di nuovo quelle da signore. Il padre, accanto a lui in silenzio, sembra aver appena pronunciato (da Luca 1,11-32):

CEI2008

Luca 15

11Disse ancora: "Un uomo aveva due figli.12Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze.13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla.17Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te;19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati".20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.21Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio".22Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi.23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa.25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze;26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.27Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo".28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.29Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici.30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso".31Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"".

Un momento dunque profondamente commovente, in cui il silenzio si fa denso di emozione e significato. Siamo negli anni 1627-28, considerati dagli storici anni di transizione tra lo stile giovanile e quello maturo del pittore. Guercino fa ritorno a Cento, sua città d’origine, dopo un lungo soggiorno romano. A Roma il pittore aveva attraversato una fase di forte influsso caravaggesco, caratterizzata quindi da un uso marcato del chiaroscuro e dalla sperimentazione di nuove strutture compositive. Il ritorno a casa coincide con una sorta di ritorno all’ordine, alla ricerca cioè di uno stile più classico ed equilibrato.
Rispetto alle ardite sperimentazioni caravaggesche, il quadro ha in effetti un ritmo più meditato. Le figure interagiscono dolcemente e il vecchio padre, posto al centro della composizione, sembra una statua antica. I colori, ricchi, profondi, intensi e pastosi, denunciano non soltanto la conoscenza della pittura caravaggesca ma anche una conoscenza approfondita della scuola veneziana. Cento si trova infatti tra Bologna e Ferrara. Il giovane Guercino aveva quindi avuto la possibilità di guardare non soltanto ai modelli bolognesi, suo imprescindibile punto di partenza, ma anche alla pittura ferrarese che, grazie alla tradizione di Dosso, era ricca di elementi veneziani. Non si conosce il committente dell’opera, ma si sa dai documenti che apparteneva alla famiglia Lancellotti e fu venduta ai Borghese nel 1818.
Il volto del figliol prodigo è avvolto nell’ombra, mentre la spalla e il braccio, colti nell’atto di sfilare la veste da porcaro, sono ben illuminati. Il contrasto ombra-luce ha inoltre un forte valore simbolico di passaggio dal peccato alla redenzione. Il cane che riconosce il padrone appena ritornato, è un importante simbolo di fedeltà. In questo caso il riferimento è soprattutto alla fedeltà verso la propria famiglia e ai propri doveri. La finestra chiusa attraverso cui filtra la luce dell’esterno conferisce un senso di intimità alla scena. Il modo in cui Guercino ha dipinto i drappeggi della logora veste del figliol prodigo indica chiaramente il fatto che il pittore si è formato anche su modelli veneziani. La luminosità del bianco è infatti ottenuta attraverso sovrapposizioni graduali di tonalità sempre più chiare di grigi e ocra, fino al bianco assoluto nei punti di massima intensità luminosa.

http://www.girodivite.it/Il-quadro-della-settimana-Il,21239.html


Il ritorno del figliol prodigo del Guercino 1619

Il ritorno del figliol prodigo del Guercino, 1619

Da Wikipedia:

Il ritorno del figliol prodigo è un’opera pittorica realizzata da Giovanni Francesco Barbieri, soprannominato il Guercino, nel 1619 ed esposta a Vienna, nel Kunsthistorisches Museum.

Il dipinto, ispirato dall’omonima parabola biblica, rappresenta il momento del ritorno del figlio sperperatore allontanatosi da casa precedentemente. La tela presenta tre personaggi; da sinistra a destra il figliol prodigo, il padre e il figlio fedele e pio. La maestria del Guercino si sviluppa in diversi aspetti dell’opera, dal sapiente utilizzo del chiaro scuro caravaggesco e della luce alle posizioni emblematiche e la profonda indagine psicologica dei tre uomini; il padre, infatti, in posizione centrale, è elemento di raccordo tra i due figli che sono tenuti uniti dalle braccia dell’anziano. La luce proviene inoltre da sinistra verso destra lasciando il viso del figlio appena tornato in ombra, indice della propria vergogna e pentimento, e illuminando il volto del fratello maggiore che risulta tratteggiato in una posizione che denota fastidio; proprio nella rappresentazione delle sottili sfumature dell’animo umano si nota infatti la bravura dell’autore, indagatore della psicologia umana. La condizione di sottomissione e vergogna del figlio minore è sottolineata inoltre dal gesto stesso di svestirsi della propria camicia e dal volto oscurato che induce l’osservatore ad identificarsi nel personaggio pentito.

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ritorno_del_figliol_prodigo

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