Il Portale del Redentore del Battistero di Parma

Ripubblichiamo qui di seguito in parte un articolo apparso sul sito https://blogcamminarenellastoria.wordpress.com il giorno 19/10/2014, autore Carlo Finocchietti. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.

John R. D’Orazio (10/08/2016)


Il Battistero di Parma, gloria della città e opera celeberrima di Benedetto Antelami, risale al 1196. In grande evidenza sono la sua struttura ottagonale in marmo rosa, il fregio decorato con animali simbolici e fantastici e i tre portali scolpiti dal maestro. Di questi, il portale ovest, dedicato al Redentore, mostra nella lunetta il giudizio universale. Il portale del Redentore, che è poi la principale porta d’accesso al Battistero, spiega ai catecumeni parmensi con la forza delle immagini i modi per salvarsi e guadagnarsi il Regno di Dio. I messaggi trasmessi dalle immagini sono tre: praticare le opere di misericordia corporale (piedritto sinistro), cercare la salvezza in tutte le età della vita, come insegna la parabola della vigna (piedritto destro), prepararsi al giudizio finale e al regno dei cieli (lunetta e architrave).

Il giudizio finale

L’apparizione di Cristo nella sua seconda venuta sulla terra per giudicare l’umanità è descritta nella lunetta sopra il portale. Il giudice siede sul trono, collocato su una superficie ondulata che simbolizza le nuvole. Il suo sacrificio per la salvezza degli uomini è testimoniato dalle mani sollevate che ostentano il foro dei chiodi e dal gruppo di angeli che gli fanno corona e che portano in mano gli strumenti della Passione, proteggendoli con veli di lino in segno di rispetto. Si riconosce la canna con la spugna del fiele, la lancia che gli ferì il costato, le tunica giocata ai dadi, la corona di spine e il legno della crocifissione. L’archivolto che avvolge la lunetta descrive il tribunale celeste, composto dai dodici Apostoli, identificati dai nomi incisi sul marmo: Pietro e Andrea (i primi in basso a sinistra) fino a Simone e Mattia. A loro si aggiunge Paolo, ritratto all’interno della lunetta. L’ambiente del Paradiso è reso con i due alberi dell’Eden (sui cui rami siedono gli apostoli) e con il frutto dell’albero della vita.

Quattro angeli (due in alto, tra gli apostoli, e due al centro dell’architrave) suonano le loro trombe, rivolti ai quattro angoli del mondo. Risvegliati dal suono delle trombe, i morti escono dai loro sepolcri (posti agli estremi dell’architrave) e formano due cortei. I tituli sul margine superiore dell’architrave, tratte dalla Vulgata di Matteo, dicono Surgite defuncti rectorem cernite mundi e Vos qui dormitis iam surgite nuncius in quid: sono l’invito a risvegliarsi dal sonno della morte e ad accogliere il giudizio di colui che regge il mondo. I due cortei in marcia, entrambi formati da figurine nude, si distinguono però per il diverso atteggiamento dei risorti. Il gruppo di sinistra procede esultante con le mani rivolte al cielo e con gesti di lode e di preghiera. Si tratta del gruppo dei beati. Il gruppo di sinistra procede a pugni chiusi, coprendosi le nudità, esprimendo rabbia, sconforto e desolazione. Si tratta del gruppo dei dannati.

Le opere di carità

Le opere di carità verso gli ignudi, i carcerati e gli assetati

Le opere di carità verso gli ignudi, i carcerati e gli assetati

Le immagini illustrate nel piedritto di sinistra descrivono le opere di carità che nel Vangelo di Matteo sono direttamente collegate al giudizio finale di ogni uomo. [segue discorso sul giudizio finale del Vangelo di Matteo, già riportato nell’articolo precedente]

Protagonista del racconto per immagini di Benedetto Antelami è il Beatus. Il Beatus è naturalmente l’uomo caritatevole, il buon samaritano che si è chinato sulle sofferenze del suo prossimo e ha perciò meritato la beatitudine eterna. Ma il Beatus ha anche la fisionomia del Cristo matteano che insegna la misericordia come chiave della salvezza nell’ultimo giudizio.

Beatus accoglie il pellegrino

Beatus accoglie il pellegrino

Nei diversi riquadri vediamo il Beatus che accoglie calorosamente lo straniero che veste la tunica e porta in mano il bordone del pellegrino (Peregrinis hostia pandas), lava i piedi al malato impedito (cum multa cura lavat hic egro sua cura), offre una ciotola di cibo alla coppia affamata (escam larga manus hec porrigit esurienti), porge un bicchiere d’acqua all’assetato (hic quod quesierat sicienti pocula prestat), porta dei doni a un carcerato con le catene ai piedi (non spernens lapsus venit hic ad carcere clausum) e infine aiuta un povero ignudo a indossare una tunica (est hic nudatus quem vult vestire beatus).

Dar da mangiare agli affamati

Dar da mangiare agli affamati

Battistero di Parma. Il portale del Redentore

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